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Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al Signore che ci ha fatti. Poichè egli è il nostro Dio. (Sal 95-6)

A Dio importa davvero?

2 Marzo 2025

Nei momenti di profonda disperazione o estrema ansia, i credenti spesso si chiedono, anche solo nel loro intimo, se Dio si preoccupi davvero di loro. Se questo è il tuo caso, ho buone notizie.

Una domanda comune

Innanzitutto, non sei solo. I credenti si sono posti questa domanda nel corso della storia. Il profeta Abacuc osservava lo stato del popolo di Dio, calpestato e oppresso dagli empi, e gridava:

Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti (…) ( Ab 1,2 ; vedi anche 1,3.13).

I salmisti spesso supplicavano Dio di “svegliarsi”, mettendo in discussione la Sua cura quando l’angoscia sembrava non trovare risposta (Salmo 35:23; 44:23). Sebbene sapessero che Dio non dorme mai (Salmo 121:4), la Sua apparente inattività durante la loro sofferenza li faceva dubitare della Sua preoccupazione.

Questa lotta non è confinata all’Antico Testamento. In un momento di disperazione, i discepoli gridarono a Gesù: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?” (Marco 4:38). Anche nelle situazioni quotidiane, i credenti si confrontano con questa domanda. Marta, sopraffatta dal suo lavoro, si chiese se a Gesù importasse che fosse lasciata a servire da sola (Luca 10:40). Attraverso il tempo e le circostanze, quando Dio non interviene nella nostra sofferenza così rapidamente come speriamo (o non la previene affatto), i credenti di tutte le epoche hanno messo in dubbio la Sua cura.

Una risposta straordinaria

Dio non ti lascia solo a domandarti se Gli importi. Ha rivelato la Sua cura per te nel modo più profondo immaginabile: l’invio del Suo amato Figlio. Giovanni ce lo dice chiaramente quando scrive: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio” (Giovanni 3:16). Ciò significa che Cristo comprende appieno la frustrazione, il dolore e la paura che derivano dal vivere in un mondo malato di peccato ed è in grado di simpatizzare con te (Ebrei 4:15).

Ancora di più, la cura di Dio si manifesta attraverso l’attività dello Spirito Santo. Quando Gesù promise lo Spirito, lo descrisse come “un altro Consolatore” che non ci avrebbe mai lasciato (Giovanni 14:16). A differenza degli amici umani, che possono stancarsi o distrarsi, lo Spirito Santo rimane sempre con te. Non prende mai una pausa, non si allontana mai e non ti abbandona mai. Questa è l’attuazione della fondamentale promessa di alleanza di Dio per te: “Non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Deuteronomio 31:8; Ebrei 13:5). Questo è vero anche quando le tue emozioni ti dicono che sei solo, abbandonato e fuori dalla portata della cura di Dio.

La sofferenza indica la cura di Dio

Devi capire che la cura di Dio non significa che eviterai sofferenza e frustrazione. Piuttosto, la Sua cura significa che sopporterai e crescerai attraverso di esse. Questo può sembrare controintuitivo. Eppure Dio ci dice che la sofferenza, lungi dal distruggerci, produce perseveranza, carattere e speranza (Romani 5:3–5).

Alcune sofferenze arrivano come una disciplina amorevole da parte del nostro Padre, intesa per il nostro bene (Ebrei 12:7–11), il che significa che la nostra sofferenza—anche quando ha natura disciplinare—non è un segno dell’abbandono di Dio, ma della Sua cura.

Altre sofferenze ci permettono di condividere le sofferenze di Cristo, avvicinandoci a Lui e conformandoci alla Sua immagine (Filippesi 3:10). In ogni caso, la presenza della sofferenza nella nostra vita non è un’indicazione dell’assenza della cura di Dio. Al contrario, attraverso la sofferenza, Dio dimostra la Sua fedeltà nel rafforzarci, sostenerci e trasformarci.

In conclusione, quando ti trovi a chiederti se a Dio importa davvero, ricorda che non sei solo in questa domanda. Dio ha risposto in modo spettacolare attraverso l’invio del Suo Figlio e la presenza continua dello Spirito Santo. E anche nella sofferenza, la cura di Dio è presente, lavorando per il tuo bene e la tua crescita spirituale.

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